Una bellissima storia di psicoterapia che Bartali, così l’ho affettuosamente rinominato, ha voluto condividere con tutti voi.
Le sue parole ci ricordano che il dolore fisico e quello dell’anima spesso si intrecciano, e che il diritto di vivere con entusiasmo non dovrebbe mai essere negato a nessuno, nemmeno di fronte a una diagnosi cronica.
La psicoterapia è quella lanterna che ti permette di vedere dove metti i piedi quando la strada si fa buia, finché non torni a respirare l’aria buona della discesa. 🏔️✨
La primavera stava finendo e finalmente io, mia moglie e i nostri bimbi eravamo riusciti a trasferirci in quella casa tanto sognata.
Ma era proprio lì che iniziava la salita più ripida della mia vita. All'improvviso le forze venivano meno e nessuno capiva come mai. Passavano le settimane e il termometro era diventato mio nemico. Al calare del sole puntualmente quei decimi.
Un microscopico virus? Ma quale virus?
Dopo tanti esami e ipotesi contrastanti, andai dal neurologo che mi seguiva da tanti anni, aggrappato a mia moglie, senza più la forza di camminare.
"Dottore, lei è un pò depresso", mi disse.
Poteva un'infezione virale portare alla depressione chi ha la sclerosi multipla come compagna di vita? Di lì la salita diventava sempre più ripida. Mononucleosi, citomegalovirus, herpes. Un mucchio di ipotesi ma nessuna diagnosi.
Il fiato corto, mille dubbi, ansie, agitazioni. Cosa mi stava succedendo? Ho iniziato a pedalare con l'aiuto degli strumenti della psicoterapia. Ho imparato di nuovo a scrivere, a far fronte alle peggiori fantasie, a zittire i dubbi patologici. Nei momenti più difficili era complicato combattere la paura di non farcela ad arrivare fino in cima alla salita.
La mia guida mi spronava, ricordandomi continuamente di utilizzare tutte le armi in mio possesso. Dopo la salita ci sarà la discesa.
In autunno tornai al centro sclerosi multipla per la mia terapia semestrale e provai ad esporre di nuovo il mio malessere.
"Dottore lei ha una grave forma di depressione. La depressione maggiore. Lei ha vissuto la sclerosi multipla con troppa euforia. La palestra, le mille cose da fare, l'entusiasmo. E alla prima difficoltà è crollato".
Come se la sclerosi multipla togliesse il diritto di vivere.
“La psicoterapia non le serve a niente. Ci vogliono i farmaci", mi disse.
Io tentennai e fui aggredito. Quel posto che era stato il mio rifugio sicuro per quasi 10 anni, si stava rivelando meno sicuro di quanto credessi. Quello era il punto più duro della salita. Il giorno stesso, a seguito della seduta di psicoterapia, avevo già chiaro quale sarebbe stata la mia scelta.
Pedalare, guardando solo la cima e nient'altro.
Non mi sentivo bene e non poteva essere solo la mia immaginazione.
Con le poche energie che mi rimanevano e incoraggiato dal mio terapeuta ho ripreso ad allenarmi in palestra, a nuotare, ho iniziato a fare fisioterapia.
La sicurezza si costruisce.
Intanto scrivevo.
Nel frattempo un nuovo centro mi aveva preso in carico. Avevo avuto una brutta infezione, ma ormai non si poteva più capire di cosa si trattasse.
"L'importante è che sia passata, ora devi riprenderti", mi dissero.
Pian piano ho iniziato a sentirmi meglio fisicamente e questo mi tranquillizzava.
Iniziava la discesa. Un weekend a Lecce, un altro a Firenze.
Migliaia di passi che mi sorprendevano e che poche settimane prima non avrei mai immaginato di riuscire a fare. La riscoperta di tutto il bello che la vita finisce per portarci a dare per scontato.
La psicoterapia è stata la lanterna che mi ha aiutato a percorrere quella lunga salita buia, alla fine della quale ho potuto riaprire gli occhi e vedere il mondo in maniera nuova.
Salite e discese. Luci ed ombre.
L'aria che prima mancava, adesso è aria buona ed entra a pieni polmoni.
Sono belle le salite, perché permettono di goderti le discese.

