Le conseguenze della collera sono molto più gravi delle sue cause. | Dott. Antonio Melillo

Le conseguenze della collera sono molto più gravi delle sue cause.

autore: 
Marco Aurelio
fonte: 
L'arte di conoscere se stessi - Pensieri
Perchè?: 

La rabbia è una delle nostre emozioni fondamentali. Si attiva in seguito ad una prevaricazione, quando sentiamo che le nostre aspettative sono disattese. Le energie che la rabbia mobilita in noi, primitive, sono fortissime, un fiume in piena che se fuoriesce dagli argini, come dice Marco Aurelio può essere artefice di conseguenze peggiori di ciò che la hanno causate. Non pensate solo alle violenze che gli esseri umani commettono in preda alla rabbia, ma anche a chi se la tiene dentro e diviene vittima di disturbi psicosomatici, ansia, panico ecc..

Altro: 

18. E ancora.
Punto primo: quale rapporto esiste fra te e gli altri? Siamo venuti al mondo per aiutarci vicendevolmente, dunque, sotto un certo aspetto, tu sei nato per guidare gli altri, come l’ariete guida il gregge o il toro la mandria. Sali però ancora più in alto, muovendo da questa riflessione: se non sono gli atomi, è la natura che governa l’universo, e, se le cose stanno così, ciò che è inferiore serve a ciò che è superiore, e le cose superiori servono le une alle altre.
Secondo: come si comportano gli altri a tavola, a letto e in tutto il resto? Ma soprattutto considera quali azioni essi ritengano di dover compiere in conseguenza dei loro princìpi, e se le compiano con arroganza.
Terzo: se operano secondo ragione non c’è motivo di prendersela con loro, se agiscono istintivamente è chiaro che lo fanno senza volerlo e senza esserne coscienti. Nessuna anima, infatti, si priva deliberatamente della verità e della facoltà di trattare ciascuno secondo il suo merito. Tanto ciò è vero che chi agisce istintivamente si indigna se uno lo chiama ingiusto, ingrato, avido, o, in una parola, disonesto nei confronti del prossimo.
Quarto: pure tu sbagli spesso, e non sei diverso dagli altri, e anche se ti astieni dal commettere certi errori – per viltà, per ambizione o per qualche altro deprecabile motivo – hai comunque la tendenza a compierli.
Quinto: non sei nemmeno certo che uno abbia effettivamente sbagliato, visto che spesso si agisce in base ad un criterio particolare, e quindi prima di giudicare obiettivamente quello che uno fa bisognerebbe conoscere tutto quello che c’è dietro.
Sesto: quando proprio non riesci a frenare l’ira o l’amarezza, pensa che la vita umana dura meno di un istante e che di lì a poco saremo tutti morti e sotterrati.
Settimo: ciò che c’infastidisce non è l’agire altrui, visto che ogni azione risiede nel principio direttivo di ciascuno, sono le opinioni che noi ci facciamo al riguardo. Togliti dunque dalla testa l’idea che si tratti di un’azione riprovevole e la tua ira svanirà. E come? Riflettendo che in se stessa quell’azione non ha nulla di turpe o di immorale, perché se ciò che è moralmente cattivo non fosse il solo male anche tu necessariamente commetteresti molte colpe e diventeresti un brigante, un uomo capace di tutto.
Ottavo: l’ira e il dispiacere che proviamo di fronte a simili fatti provocano in noi danni molto più gravi dei fatti stessi che ci addolorano e ci fanno arrabbiare.
Nono: la bontà è invincibile, se è autentica, priva di ipocrisia e di ostentazione. Che male infatti potrà mai farti chi ti offende, fosse anche l’uomo più prepotente, se, nonostante tutto, continui a mostrarti benevolo verso di lui e magari lo ammonisci con dolcezza e lo correggi pacatamente nel momento stesso in cui ti aggredisce? “No, fratello mio, non è per questo che siamo nati, il male lo fai a te stesso, non a me”. Digli così. E dimostragli, con diplomazia e allargando il discorso, che questa è la verità, che né le api né altri animali socievoli per natura si comportano come lui. Bada, però, di non usare un atteggiamento ironico o di riprovazione: semmai, parlagli con affetto, senza rancore, e non come se tenessi una lezione o per farti applaudire da chi ti ascolta, ma, al contrario, da solo a solo, anche in presenza di altri. Ricorda queste nove regole fondamentali, come se le avessi avute in dono dalle Muse, e comincia una buona volta a comportarti da uomo, finché ti resta un soffio di vita. Guardati, però, non solo dall’ira ma anche dall’adulazione, perché entrambi questi vizi sono antisociali e causa di danni non lievi. Se ti afferra la collera pensa che non è questa a far di te un uomo, che la dolcezza e la tolleranza sono doti molto più umane e più virili, e chi le pratica mostra di possedere la vera forza, nervi saldi e carattere fermo e deciso. Esattamente il contrario di chi si indigna e si offende. Quell’atteggiamento, infatti, quanto più si avvicina all’impassibilità, tanto più mostra di forza, mentre l’ira è segno di debolezza, come il dolore, perché è un cedimento, da parte di chi ne è colpito.
Se vuoi, abbiti anche questo decimo dono dal Musagete: È da folli pretendere che i malvagi siano esenti da colpe, perché è come chiedere l’impossibile; ma lasciare che nuocciano agli altri e pretendere che non nuocciano a te è da stolti o da tiranni.

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 78%

BIBLIOGRAFIA:

      Brief Strategic Therapy (Nardone G., Watzlawick P., Rowman & Littlefield Publishers Inc, MD, USA, 2004);
      Comprendre et traiter la souffrance psychique (Mony Elkaim, Ed Du Seuil,2007);
      G. Castelnuovo, E. Molinari., G.Nardone, A. Salvini “L’efficacia della psicoterapia”, in Dizionario internazionale di psicoterapia, Garzanti 2013;